Costruiamo filiere, non eroi

Foto presa da XINHUA

C’è una generazione, nata dopo il 9 luglio 2006, che non ha mai visto l’Italia alzare la Coppa del Mondo.

Chi è nato dopo il 24 giugno 2014 non ha mai nemmeno visto l’Italia giocare un Mondiale.

Verrebbe da dire: che sfortuna.

Invece quella stessa generazione ha visto questo.

Tennis

Jannik Sinner 95 settimane da numero 1 del mondo, 5 Slam, 2 ATP Finals, 10 Masters 1000. Coppa Davis 2023, 2024, 2025, l’ultima senza Sinner e senza Musetti. Billie Jean King Cup 2024 e 2025.

Foto presa da ANSA

Nuoto

Federica Pellegrini: oro olimpico 2008, in finale nei 200 sl in cinque Olimpiadi, record del mondo per 14 anni. Gregorio Paltrinieri oro a Rio. Martinenghi e Ceccon ori a Parigi. Quadarella e Cerasuolo oro nei campionati Mondiali di nuoto.

Scherma

Vezzali, Tagliariol, Di Francisca, Garozzo, il fioretto a squadre. Poi Tokyo, zero ori per la prima volta dal 1980. Tre anni dopo, la spada femminile oro a Parigi. Una filiera non è chi non cade mai: è chi si rialza.

Volley

Maschile campione del mondo 2022 e 2025, due titoli consecutivi. Femminile oro olimpico a Parigi 2024, poi Nations League e Mondiale 2025, dentro una striscia di 39 vittorie di fila.

Foto presa da Opympics.com

Sci e sport invernali

Federica Brignone prima italiana a vincere la Coppa del Mondo generale. Sofia Goggia oro olimpico e quattro coppe di discesa. Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi prime italiane a vincere la generale di biathlon. Arianna Fontana, oggi l’atleta italiana più medagliata di sempre ai giochi olimpici.

Atletica

Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi, oro nella stessa ora a Tokyo. La staffetta 4×100. Stano e Palmisano nella marcia. Furlani campione del mondo nel lungo.

Motori

Valentino Rossi iridato nel 2008 e nel 2009. Max Biaggi in Superbike. Tony Cairoli, 9 mondiali nel motocross.

Olimpiadi

8 ori a Pechino 2008. 8 a Londra. 8 a Rio. 10 a Tokyo. 12 a Parigi 2024, con 40 medaglie. E 10 ori a Milano Cortina 2026, la migliore Olimpiade invernale della nostra storia.

Paralimpiadi

Zanardi, Bebe Vio, Sabatini, Barlaam, Gilli, Caironi. Un movimento stabilmente tra i primi al mondo.

Il ciclo virtuoso

E ieri Andrea Kimi Antonelli, 20 anni, campione del mondo di Formula 1. Il più giovane di sempre. Il primo italiano dopo Alberto Ascari, 73 anni fa.

Il punto non è la nostalgia per il 2006.

Il punto è che queste vittorie non sono episodi isolati. Sono il prodotto di filiere: vivai, metodo, continuità, dati, allenatori che restano, federazioni che programmano su dieci anni e non su una stagione.

I risultati non arrivano dal talento. Arrivano dall’infrastruttura che permette al talento di emergere in modo ripetibile.

È esattamente così che funziona anche fuori dallo sport.

Antonelli è nato 47 giorni dopo Berlino 2006, la notte della vittoria dei mondiali. Nell’ estate del 2014 in cui l’Italia giocava la sua ultima partita a un Mondiale, lui non aveva ancora otto anni ed era a un Kart Summer Camp di ACI Sport.

Non è un’eccezione. È l’ultimo capitolo di un sistema che qualcuno ha avuto la pazienza di costruire.

Costruiamo filiere, non eroi.