Intervista a Corrado Fiscale, avvocato, partner di Brid and Bird

Corrado Fiscale

L’avv. Corrado Fiscale è tra le voci più esperte in Italia sulla finanza strutturata. Il suo percorso professionale ha visto l’avvento della dematerializzazione e la crescita del fintech. Per Bird & Bird si occupa di finanza strutturata. Sulla tokenizzazione degli strumenti finanziari, crede che il mercato sia maturo e serva una piena comprensione da parte degli investitori e degli operatori dei vantaggi che tale tecnica potrà dare.

Chi è Corrado Fiscale e quali sono state le tappe che l’hanno portata dove è oggi?

Sono un avvocato che si occupa di finanza strutturata da circa trent’anni. Ho iniziato nel 1996 in Clifford Chance, dove sono rimasto otto anni tra l’ufficio di Milano e la sede di Londra. Nel 2004 mi sono spostato con il mio team in Simmons & Simmons, dove ho lavorato cinque anni e sono diventato socio. Poi, dal 2009 al 2024, ho costruito il dipartimento di finanza strutturata di Hogan Lovells. Sono stati quindici anni importanti. Da luglio 2024 ho iniziato un’altra nuova tappa del mio percorso come partner di Bird & Bird.

In una carriera così lunga, qual è il progetto che le ha dato più soddisfazione?

Il prossimo! Lo dico sul serio. La finanza strutturata è un mondo in continua evoluzione e per starci dentro bisogna essere sempre aggiornati e disposti a innovare. È proprio questo che rende il lavoro divertente e stimolante, per me e per le persone con cui lavoro. La soddisfazione più grande è sempre quella che deve ancora arrivare.

Bird & Bird è uno studio con una forte attenzione a tecnologia e innovazione. Entrarvi è stata una scelta dettata dalla sua indole o è successo qualcos’altro?

Diciamo che ci siamo trovati. Da un lato io non ero più a mio agio nello studio in cui avevo lavorato per quindici anni; dall’altro Bird & Bird voleva sviluppare e rafforzare la propria practice di finanza strutturata. C’erano le condizioni per costruire qualcosa insieme. Poi certo, l’approccio innovativo, la leadership sulle nuove tecnologie e l’attenzione alle persone sono stati elementi che hanno pesato molto. Senza quel terreno comune non avrebbe avuto senso intraprendere questa strada.

Dopo la dematerializzazione adesso arriva la tokenizzazione della finanza tradizionale. Rivede dei trend già visti allora? E cosa manca ancora perché questa tecnologia diventi lo standard?

C’è una differenza di fondo. La dematerializzazione è stata introdotta per legge, è arrivata dall’alto, adeguarsi è stato obbligatorio. La blockchain nasce invece da un’esigenza del mercato e degli operatori, che è quella di rendere le operazioni finanziarie più veloci e più sicure. È una spinta che viene dal basso. Quello che manca ancora è soprattutto un passaggio culturale. Bisogna che tutti gli operatori, primi tra tutti gli investitori, ne comprendano fino in fondo i vantaggi, anche economici. Detto questo, ho l’impressione che il mercato sia finalmente maturo e si stia muovendo verso questa opportunità molto rapidamente.

Quali sono allora le sue aspettative per il futuro, e con che tempi?

Già quest’anno abbiamo visto le prime operazioni importanti di tokenizzazione su struttura blockchain. Mi aspetto che il prossimo anno arrivi una diffusione rapida e che, nell’arco di tre o quattro anni, la blockchain diventi di uso comune nel mondo finanziario. Non è più una questione di “se”, ma di “quando” e i tempi si stanno accorciando.