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  • Fiduciaria digitale: come cambia la gestione di una raccolta di capitali

    Fiduciaria digitale: come cambia la gestione di una raccolta di capitali

    La fiduciaria è uno degli strumenti più efficaci per gestire in modo ordinato una raccolta di capitale con più investitori. Tiene pulita la cap table, semplifica l’esercizio dei diritti e concentra in un unico interlocutore ciò che altrimenti si frammenterebbe tra decine di soggetti. Con la digitalizzazione, tutto questo diventa più rapido e semplice che mai. Vediamo cosa fa una fiduciaria, come funziona e cosa cambia quando diventa digitale.

    Cos’è la fiduciaria e cosa fa nel concreto

    Una società fiduciaria (disciplinata dalla legge n. 1966/1939) amministra partecipazioni e diritti per conto dei fiducianti sulla base di un mandato. In concreto, quando un investimento avviene tramite fiduciaria, è la fiduciaria a essere intestataria della quota e a comparire nel libro soci e nella visura della società partecipata, mentre i fiducianti restano i titolari sostanziali: si separano così la proprietà, che resta in capo ai fiducianti, e l’intestazione formale, che resta in capo alla fiduciaria.

    La separazione non incide sui diritti economici. Il singolo fiduciante continua a percepire dividendi e plusvalenze e impartisce le istruzioni sulle decisioni (voto, adesione ad aumenti di capitale, vendita) che la fiduciaria esegue per suo conto. È uno strumento di amministrazione, non un prodotto d’investimento, e non uno schermo opaco: la fiduciaria conosce i fiducianti ed è tenuta agli obblighi di identificazione e di adeguata verifica in materia di antiriciclaggio.

    Il modello è particolarmente utile nelle operazioni con molti investitori, come i club deal. Invece di far comparire decine di persone singolarmente nella cap table, la fiduciaria le rappresenta con un unico intestatario; la compagine resta ordinata, la raccolta delle istruzioni e l’esercizio dei diritti si semplificano, e l’impresa che raccoglie capitale gestisce assemblee e aumenti senza ingolfarsi.

    I limiti della fiduciaria tradizionale

    Il modo in cui la fiduciaria è stata gestita storicamente, su carta con passaggi manuali, porta con sé alcuni limiti. Non riguardano la natura giuridica dello strumento, ma il processo, e si concentrano in tre punti.

    Il primo è la lentezza: attivare un mandato, tra raccolta documenti, firme in originale e configurazione, richiede da alcuni giorni a diverse settimane; tempo che pesa quando l’operazione è già in corsa e il mandato è l’ultimo passaggio prima del closing, e spesso deve essere fatto per decine di soggetti. 

    Il secondo è la burocrazia, ogni fase passa da documenti fisici in varie copie, con adempimenti che si moltiplicano e margini di errore a ogni passaggio manuale. 

    Il terzo è il coordinamento del gruppo, quando gli investitori sono molti, raccogliere le loro istruzioni e trasmetterle alla fiduciaria tra moduli, email e solleciti diventa un lavoro lento da gestire a mano.

    Trattandosi di limiti del processo e non dello strumento, è sul processo che interviene la fiduciaria digitale.

    Cos’è una fiduciaria digitale e cosa risolve

    Una fiduciaria digitale porta l’intero ciclo, apertura del mandato, onboarding, raccolta delle istruzioni, adempimenti, reportistica e trasferimenti, su una piattaforma online, invece di gestirlo su carta. La natura giuridica dello strumento non cambia: cambia l’esecuzione dei processi, e con essa i tre limiti del modello tradizionale.

    L’apertura del mandato avviene interamente online, anche da mobile. L’identificazione dell’investitore e la firma di tutta la documentazione si completano da remoto, con firma elettronica qualificata, senza scambio di documenti cartacei. È ciò che comprime i tempi da settimane a pochi minuti, ed elimina la burocrazia fisica.

    Da quel momento l’intera vita del mandato passa da un’unica dashboard: il fiduciante visualizza le proprie partecipazioni, i documenti e le comunicazioni, e impartisce le istruzioni  (voto, trasferimenti, cessioni) con pochi click e in modo tracciato. Le comunicazioni societarie, la gestione delle assemblee, la reportistica periodica e la documentazione per i benefici fiscali sono gestite dalla piattaforma.

    Anche il coordinamento di molti investitori non richiede più di raccogliere le istruzioni una a una, ciascuno opera online e ogni decisione resta tracciata. E poiché ciò che prima era lavoro manuale diventa processo standardizzato, si riducono anche i costi ricorrenti del mandato, Il risultato è che l’operatività smette di essere il collo di bottiglia.

    La fiduciaria torna a essere scelta per la sua funzione, il modo più ordinato di gestire un’operazione con più investitori,  senza gli attriti del modello cartaceo.

    Weltix Fiduciaria

    Weltix Fiduciaria S.p.A. autorizzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, opera su questo modello attraverso la piattaforma www.weltix.tech, accessibile anche da smartphone:

    • Apertura del mandato in 7 minuti, interamente online, contro le settimane del processo tradizionale.
    • Onboarding e KYC digitali, con identificazione a distanza e firma elettronica qualificata, senza documenti cartacei.
    • Dashboard unica per visualizzare partecipazioni, documenti e comunicazioni e per impartire istruzioni con pochi click.
    • Gestione integrata di comunicazioni societarie, adempimenti fiscali e governance delle partecipazioni; aggiungere investitori o gestire le operazioni successive non aggiunge complessità amministrativa.

    Un’infrastruttura che riduce tempi e complessità operativa, rendendo l’accesso ai private asset più semplice sia per gli investitori sia per le imprese che raccolgono capitale.

  • Weltix lancia la Masterclass per Banker e Consulenti

    Weltix lancia la Masterclass per Banker e Consulenti

    Come proporre azioni e bond non quotati ai propri clienti.

    • Il percorso gratuito è rivolto a consulenti finanziari, private banker e wealth manager e vedrà la partecipazione di relatori manager di Banca Sella, DeA Capital Alternative Funds, Banca Aletti e Weltix
    • 4 webinar in diretta, con la possibilità di fare domande, e la registrazione disponibile per chi vorrà rivederlo o vorrà recuperare una lezione perduta.
    • Avviata la richiesta di accreditamento EFPA

    Milano, 27 aprile 2026 – Weltix S.p.A., infrastruttura fintech regolamentata per la gestione digitale dei private asset, presenta la Masterclass per Banker e Consulenti, un percorso formativo gratuito strutturato in quattro sessioni live, ogni martedì di maggio 2026 alle ore 16:30, rivolto ai professionisti della consulenza patrimoniale italiana. Chi parteciperà in diretta avrà la possibilità di fare domande. Chi non potrà essere presente alla diretta o vorrà rivedere una lezione avrà a disposizione tutte le registrazioni.

    Il corso si chiuderà con il rilascio ai partecipanti che avranno seguito almeno 3 dei 4 webinar del primo certificato di formazione finanziaria notarizzato su blockchain in Italia. Per il percorso è stata inoltre avviata la richiesta di accreditamento EFPA, finalizzata al riconoscimento dei crediti formativi professionali per i partecipanti.

    L’iniziativa si inserisce in un momento di profonda trasformazione dei mercati privati. La domanda di private asset da parte di intermediari finanziari e clientela HNWI è in forte accelerazione, sospinta dalla ricerca di differenziazione di portafoglio, dall’esposizione all’economia reale e dalla retention dei top client nelle reti di consulenza.

    In questa dinamica di mercato si inserisce un’importante evoluzione regolamentare a livello europeo, dal Regolamento ECSP per il collocamento retail al DLT Pilot Regime per la tokenizzazione degli strumenti finanziari. Il divario tra l’evoluzione del mercato e le competenze diffuse nella consulenza patrimoniale rappresenta oggi un ostacolo alla crescita strutturata dell’industria.

    Il programma è stato costruito per colmare questo gap con un approccio concreto e non teorico che ospiterà esponenti di primo piano del private banking e dell’asset management italiano. 

    Si apre il 5 maggio con Leonardo Cervelli, Head of Private Banking di Banca Sella, con un intervento dal titolo Dal 60/40 ai portafogli con quota illiquida: cosa stanno facendo i player più avanzati, illustrando come si sta ridisegnando il portafoglio tipo della clientela private nelle reti più evolute.

    Il 12 maggio sarà la volta di Stefano Caspani, Managing Director di DeA Capital Alternative Funds, con una sessione dedicata a Strumenti per private asset: ritorni e governance da seed a private equity, focalizzata sugli elementi strutturali (clausole, preferenze di liquidazione, governance dei veicoli) che determinano il risultato reale per l’investitore.

    Il 19 maggio Marco Castagna, Responsabile Team Private Markets di Banca Aletti, terrà l’intervento Private asset e private banking: come costruire una proposta di valore per il cliente HNWI, dedicato alla selezione delle opportunità e alla loro collocazione nel portafoglio del cliente wealth.

    Il percorso si chiude il 26 maggio con Antonio Chiarello, Founder & CEO di Weltix, con la sessione Come inserire i private asset all’interno di un portafoglio amministrato, dedicata all’infrastruttura operativa che abilita gli advisor a scalare sui private asset senza attrito operativo e senza perdere massa gestita.

    Registrazioni aperte fino a esaurimento posti al seguente link


    Weltix è la prima infrastruttura integrata per la gestione digitale dei private asset in Italia grazie alle tre autorizzazioni: Consob, Banca d’Italia e MIMIT. La sua piattaforma regolamentata offre servizi di collocamento, servizi fiduciari nativamente digitali e tokenizzazione di strumenti finanziari su registri DLT con autorizzazione Consob, permettendo a banche, intermediari e investitori privati di gestire strumenti finanziari non quotati in modo digitale, conforme e scalabile lungo tre linee di business:

    1. Collocamento regolamentato (Reg. UE 2020/1503, Autorizzazione Consob n. 22966)
    2. Custodia fiduciaria e fiscalità integrata (Autorizzazione MIMIT 10/03/2020)
    3. Tokenizzazione strumenti finanziari e gestione dei registri DLT (Autorizzazione Consob n. 23641)
      Con un approccio plug & play, Weltix abilita banche, intermediari, fondi ed emittenti ad adottare in modo immediato la tecnologia per la gestione dei private asset.

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    Weltix S.p.a.
    Collocamento – Autorizzazione Consob n. 22966
    DLT – Autorizzazione Consob n. 23641 del 23/07/2025

    P.Iva – 09650010961
    Pec – Weltix@pec.it
    Sede legale e operativa – Piazzale Cadorna 13, 20123 Milano

  • BCE e DLT: asset digitali come collaterale nell’Eurosistema — cosa cambia davvero nel 2026

    BCE e DLT: asset digitali come collaterale nell’Eurosistema — cosa cambia davvero nel 2026

    La decisione della BCE di accettare asset DLT come collaterale per le operazioni di credito dell’Eurosistema rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nel percorso di integrazione della finanza digitale regolamentata.

    Negli ultimi mesi, la tokenizzazione degli strumenti finanziari è passata da tema sperimentale a leva strategica per i mercati istituzionali. L’apertura dell’Eurosistema agli asset digitali non “sdogana la blockchain”, ma definisce un perimetro operativo preciso, compatibile con le regole su governance, settlement e supervisione.

    Dal 30 marzo 2026, alcuni strumenti finanziari basati su Distributed Ledger Technology (DLT) potranno essere utilizzati come collaterale, a condizione che rispettino requisiti tecnici e regolamentari stringenti.

    Ma cosa cambia davvero per banche, emittenti e infrastrutture di mercato?

    In questo approfondimento analizziamo il perimetro della decisione della BCE, i criteri di eleggibilità degli asset DLT e le implicazioni operative per il sistema finanziario europeo.

    Cosa ha deciso la BCE sul collaterale DLT e da quando entra in vigore

    A fine gennaio, la BCE ha annunciato che accetterà come collaterale idoneo per le operazioni di credito dell’Eurosistema asset negoziabili emessi presso depositari centrali (CSD) che utilizzano infrastrutture basate su Distributed Ledger Technology (DLT).

    La misura entrerà in vigore il 30 marzo 2026. Da quella data, le controparti dell’Eurosistema potranno utilizzare questi asset DLT come garanzia per accedere alla liquidità della banca centrale, alle stesse condizioni regolamentari previste per gli altri strumenti eleggibili.

    Si tratta di un passaggio rilevante perché integra formalmente la DLT nel framework operativo della BCE, non come eccezione sperimentale, ma come tecnologia compatibile con le regole esistenti su gestione del rischio, settlement e infrastrutture di mercato.

    Cos’è la DLT e qual è la differenza con la blockchain

    DLT non vuol dire “crypto”: chiarire le definizioni

    Uno degli errori più frequenti nel dibattito pubblico è sovrapporre DLT, blockchain e criptovalute come se fossero sinonimi. Nel caso della BCE, invece, il perimetro è più specifico: riguarda strumenti finanziari regolamentati che usano DLT come infrastruttura.

    Cos’è la DLT (in breve)

    La Distributed Ledger Technology (DLT) è una tecnologia che consente di mantenere un registro condiviso e distribuito tra più soggetti, con regole di validazione e governance definite. La blockchain è solo una delle possibili implementazioni della DLT, con una struttura “a blocchi” collegati crittograficamente.

    In sintesi, la DLT è la categoria generale di tecnologie di registro distribuito, mentre la blockchain è una delle sue possibili implementazioni.

    Esempi di architetture DLT alternative alla blockchain

    Non tutte le DLT utilizzano una struttura a blocchi concatenati. Oltre alla blockchain, esistono architetture DLT con modelli di validazione e organizzazione delle transazioni differenti, seppur sempre basate su nodi distribuiti, tra cui:

    • Directed Acyclic Graph (DAG): le transazioni non sono raccolte in blocchi sequenziali, ma collegate tra loro in una struttura reticolare. Ogni nuova transazione può validarne altre, migliorando parallelizzazione e scalabilità.
    • Hashgraph: utilizza un protocollo di comunicazione “gossip about gossip” e un meccanismo di consenso tramite voting virtuale. Non esiste una catena di blocchi, ma una registrazione degli eventi ordinata crittograficamente.
    • Modelli notary-based (es. Corda): non prevedono una blockchain globale condivisa. Le transazioni sono visibili solo alle parti coinvolte e la validazione è affidata a nodi designati (notary) che garantiscono unicità e finalità.
    • Architetture senza ledger globale unico (es. Holochain): ogni nodo mantiene una propria catena locale (“source chain”) e la coerenza è garantita tramite meccanismi di validazione distribuita, senza un registro globale condiviso.

    Cosa non significa l’apertura della BCE alla DLT

    L’apertura della BCE agli asset DLT come collaterale rappresenta un passaggio strutturale per l’evoluzione della finanza regolamentata europea. Proprio per questo, è importante chiarire cosa questa decisione non implica, per evitare interpretazioni fuorvianti.

    • Non sta accettando Bitcoin, stablecoin o crypto-asset retail come collaterale.
    • Non sta operando in ambiti di finanza decentralizzata (DeFi).
    • Non sta eliminando intermediari, controlli o presidi regolamentari.

    La BCE fa riferimento esclusivamente a strumenti finanziari regolamentati, emessi e gestiti secondo le normative europee, che utilizzano la DLT come infrastruttura tecnologica all’interno del perimetro dell’Eurosistema. Si tratta quindi di un’evoluzione del sistema esistente, non della sua sostituzione.

    Il ruolo di CSD, CSDR e T2S nel collaterale DLT dell’Eurosistema

    Il cuore della decisione non è soltanto la tecnologia, ma l’integrazione della DLT nelle infrastrutture di mercato già esistenti e regolamentate.

    Per essere accettati come collaterale dall’Eurosistema, gli asset DLT-based devono:

    • essere emessi presso un Central Securities Depository (CSD);
    • rispettare il quadro normativo previsto dalla CSD Regulation (CSDR);
    • essere regolabili attraverso sistemi idonei e raggiungibili tramite TARGET2-Securities (T2S).

    Questo implica che la DLT viene utilizzata all’interno di un perimetro infrastrutturale noto, con regole chiare in materia di settlement, finalità delle transazioni, gestione del rischio e responsabilità operative.

    In altre parole, non si tratta di finanza “on-chain” nel senso più radicale del termine, ma di finanza istituzionale che integra la DLT nel framework operativo dell’Eurosistema.

    Requisiti di eleggibilità degli asset DLT come collaterale BCE

    Dal punto di vista operativo, gli asset DLT-based devono rispettare gli stessi criteri di eleggibilità previsti per gli strumenti già accettati come collaterale dall’Eurosistema.

    In particolare, devono garantire:

    • idoneità come asset negoziabili, secondo le categorie ammesse dal framework della BCE;
    • certezza giuridica e chiarezza dei diritti associati allo strumento;
    • adeguata gestione del rischio, inclusi criteri di valutazione e haircut applicabili;
    • possibilità di mobilizzazione e utilizzo effettivo come collaterale nelle operazioni di credito dell’Eurosistema.

    La DLT non sostituisce né attenua questi requisiti. Al contrario, deve inserirsi in un quadro regolamentare già definito, contribuendo eventualmente a rendere più efficiente il ciclo di vita degli strumenti finanziari, senza compromettere stabilità e solidità del sistema.

    Cosa cambia per banche, emittenti e infrastrutture con il collaterale DLT BCE

    Per le banche

    • Maggiore flessibilità nella gestione del collaterale, grazie alla possibilità di includere strumenti DLT-based tra gli asset mobilizzabili.
    • Utilizzo di strumenti digitali regolamentati per l’accesso alla liquidità della banca centrale, senza alterare il perimetro normativo.
    • Riduzione delle frizioni operative nel post-trading, in particolare nei processi di regolamento e riconciliazione.

    Per gli emittenti

    • Maggiore attrattività delle emissioni tokenizzate, ora potenzialmente eleggibili come collaterale.
    • Integrazione più semplice con il sistema finanziario tradizionale, grazie al riconoscimento nel framework BCE.
    • Nuovi casi d’uso per bond digitali e strumenti di mercato, in un contesto regolamentato.

    Per le infrastrutture

    • Rafforzamento del ruolo dei CSD e dei registri DLT regolamentati, come punto di integrazione tra innovazione e sistema esistente.
    • Evoluzione graduale ma strutturale del post-trading europeo, con maggiore interoperabilità tra infrastrutture tradizionali e soluzioni DLT.

    I limiti attuali dell’apertura della BCE alla DLT

    L’integrazione del DLT nel framework dell’Eurosistema rappresenta un passo importante, ma comporta limiti tecnici e regolamentari che è utile chiarire. Questi limiti non sono difetti, ma caratteristiche della fase attuale dell’adozione istituzionale, e riflettono l’approccio prudente della BCE all’innovazione tecnologica.

    I principali limiti attuali sono:

    • Dipendenza dalle infrastrutture tradizionali: gli asset DLT-based devono integrarsi con depositari centrali (CSD) e sistemi di settlement convenzionali, come TARGET2-Securities (T2S), anziché operare su reti completamente autonome.
    • Assenza di asset nativamente DLT accettati come collaterale: la decisione non prevede ancora l’utilizzo di strumenti completamente nativi DLT (cioè emessi e regolati su una rete distribuita senza passare da infrastrutture tradizionali).
    • Limitazioni sul perimetro delle applicazioni: l’attuale apertura riguarda strumenti finanziari regolamentati nel quadro legale esistente, non applicazioni decentralizzate come protocolli DeFi o mercati on-chain non supervisionati.
    • Vincoli di compliance e supervisione: gli asset DLT-based devono rispettare requisiti normativi stringenti per governance, trasparenza e gestione del rischio, rendendo l’adozione operativa più complessa rispetto a contesti sperimentali o retail.
    • Gradualità dell’implementazione: la BCE ha adottato un approccio incrementale, con fasi di integrazione progressiva che possono richiedere ulteriori evoluzioni tecniche e normative nel medio termine.

    Questi limiti riflettono una scelta di equilibrio tra innovazione tecnologica e stabilità finanziaria, tipica di un’adozione istituzionale responsabile. Proprio questo approccio incrementale apre però la strada a sviluppi futuri, in cui il ruolo della DLT potrebbe evolvere ulteriormente all’interno del framework dell’Eurosistema.

    Verso asset completamente nativi DLT: i possibili sviluppi futuri

    Nel comunicato ufficiale, l’Eurosistema chiarisce che sono in corso ulteriori lavori per valutare, in prospettiva, l’accettazione come collaterale di asset emessi e regolati interamente su reti DLT.

    Si tratterebbe di un’evoluzione ulteriore rispetto alla fase attuale, in cui la DLT è integrata nel sistema esistente senza modificarne il perimetro regolamentare e infrastrutturale di base. L’eventuale riconoscimento di asset nativamente DLT rappresenterebbe un ampliamento delle modalità operative, non una rottura del framework europeo.

    Resta tuttavia coerente l’approccio della BCE: innovazione graduale, testata e regolamentata, con attenzione prioritaria alla stabilità finanziaria, alla certezza giuridica e alla gestione del rischio.

    Il contesto italiano: registri DLT regolamentati e opportunità per il mercato

    In Italia, il Decreto FinTech ha introdotto un regime normativo specifico che consente a soggetti autorizzati di operare come gestori di registri DLT per l’emissione e la circolazione di strumenti finanziari digitali. Questo intervento ha di fatto abilitato la possibilità di creare e gestire asset finanziari reali direttamente su infrastrutture DLT, all’interno di un quadro pienamente regolamentato e supervisionato.

    Tra questi, Weltix è titolare di una delle poche autorizzazioni rilasciate da CONSOB per la gestione di un registro DLT. L’esperienza maturata nella tokenizzazione delle proprie azioni, nell’emissione di strumenti finanziari digitali insieme a istituzioni come UniCredit e CDP dimostra come la tokenizzazione, quando è inserita in un perimetro compliant e istituzionale, possa rappresentare un’evoluzione concreta del mercato dei capitali.

    L’apertura della BCE all’utilizzo di asset DLT come collaterale rafforza ulteriormente questo scenario, ampliando le potenziali applicazioni per gli strumenti finanziari digitali emessi in Italia.

    Scopri il servizio di tokenizzazione di Weltix.

    FAQ sulla BCE e il collaterale DLT

    La BCE accetta asset su blockchain come collaterale?

    Sì, ma esclusivamente se si tratta di strumenti finanziari regolamentati, emessi presso un Central Securities Depository (CSD) e conformi ai requisiti di eleggibilità dell’Eurosistema. Non si tratta di un’accettazione generalizzata di asset su blockchain pubbliche.

    Bitcoin o stablecoin potranno essere usati come garanzia presso la BCE?

    No. La decisione non riguarda criptovalute o crypto-asset retail non inquadrati nei sistemi di regolamento titoli e nel framework normativo europeo.

    Da quando entra in vigore l’accettazione degli asset DLT come collaterale?

    La misura entrerà in vigore il 30 marzo 2026.

    È tutto “on-chain”?

    No. Gli asset DLT accettati come collaterale devono integrarsi con infrastrutture esistenti come CSD e TARGET2-Securities (T2S). La DLT è incorporata nel sistema, ma all’interno di un perimetro regolamentato.

    La BCE accetterà in futuro asset completamente nativi DLT?

    L’Eurosistema ha indicato che sono in corso valutazioni su possibili sviluppi futuri. Tuttavia, eventuali estensioni avverranno in modo graduale e coerente con gli obiettivi di stabilità finanziaria e gestione del rischio.